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il senso delle antiche tradizioni popolari
Un profumo penetrante di incenso e carbonella bruciata si insinua nelle narici del
visitatore proveniente da una cappella laterale del Duomo di Napoli.Qui si venera San Gennaro ( che
miracolosamente un paio di volte all'anno liquefa il proprio sangue contenuto in un paio di
ampolline): primo per dignità e fama , dei 56 santi protettori che la devota città si scelse per
proteggersi da guerre, invasioni, siccità, carestie, epidemie ed eruzioni del Vesuvio
Quell'odore mistico accompagna il turista e il pellegrino lungo un
itinerario di fede decisamente unico, perché la religiosità di questi luoghi non ha uguali al
mondo. Prima del Cristianesimo, questa terra rappresentò un crogiolo di culture e religioni del
bacino mediterraneo che qui si fusero, anche nell'ambito misterioso del sacro. Tanto che ancora
oggi ci si imbatte nel culto di santi inesistenti che sostituiscono antichi miti orientali, ovvero
in sagre e feste che ricordano feste pagane del passato precristiano di questi luoghi. Poi, ad
esempio, varie rappresentazioni devozionali della Madonna sostituirono e si sovrapposero a veneri,
diane e giunoni. E fu cosi che, per secoli, Napoli dedicò a Dio, alla Madonna e ai santi centinaia
di cappelle, ricchi monasteri e cattedrali, chiostri discreti, edicole sacre e chiese suggestive.
Come la Basi
lica
di Pompe!, in cui sotto un prezioso tabernacolo si venera il quadro miracoloso della Madonna del
Rosario; o come il Santuario domenicano della Madonna dell'Arco, la cui prodigiosa immagine sin dal
'400 è fatta segno d'una incrollabile devozione popolare di rara intensità. Una religiosità che si
estrinseca e si sviluppa sia attraverso il culto alle reliquie, particolarmente sentito, sia nel
corso dei festeggiamenti in onore di santi e patroni, vissuti con assoluta partecipazione popolare:
dalla Sagra dei Gigli di Noia (a fine giugno), che ricorda liberazione e ritorno dalla prigionia
del misericordioso vescovo locale, attraverso la costruzione di giganteschi obelischi di legno
portati a spalla per il paese, alla Festa di Sant'Anna a Ischia (il 26 luglio), protettrice celeste
onorata con un suggestivo corteo marinaro composto da centinaia di barche illuminate e addobbate;
agli struggenti riti del Venerdì Santo a Precida e a Sorrento, quando in primavera sfilano per le
strade le suggestive processioni delle arciconfraternite, accompagnate dalle strazianti melodie in
onore del Cristo morto e dall'odore penetrante d'incenso. Legno, salsedine, incenso... cerimonie e
feste lasciano una scia tipica nell'aria, che la memoria del turista continuerà a fiutare a lungo
nel ricordo di un soggiorno indimenticabile: dal Natale della tradizione locale, odoroso del
muschio presepiale, delle figurine di terracotta e delle pietanze locali, alla notte insonne del
Capodanno, festosa, musicale, sulfurea di fuochi pirotecnici, al Carnevale di Giugliano e Saviano,
alle Quadriglie di Palma Campania che riscaldano gli animi con l'allegria odorosa di tamburi, vino
e dolciumi. Perché a Napoli (dove, secondo l'antico mito greco, è nata la melodia) il tempo di ogni
festa è scandito da musica e profumi, nell'originale colonna sonora delle sue straordinarie
tradizioni.
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